Risciò o pedalò: Torino tra Alassio e Pechino.

Una mattina tepida di inizio autunno. Piazza Carlo Felice ci accoglie nel modo che le è usuale. Carta che vince, carta che perde; Porta Nuova, la grande M, che ancora sorprende un po’; il giardino Sambuy, prevalentemente verde, con qualche foglia a terra, accanto a bottiglioni vuoti di birra “Timisoarana”, da due litri, in plastica. Niente di nuovo sotto il sole.

A un tratto, l’occhio cade dalle parti del parcheggio dei Taxi. La solita, ordinata, fila bianca, il solito capannello di tassisti in attesa.

E poi uno strano movimento, una coda articolata e snodata, che si fa largo tra le vetture a noleggio, davanti al Jolly Hotel, dietro il 34, come ochette dietro Konrad Lorenz.

Tre ruote, pedali, carrozzeria bianca: un risciò in piena regola, appena un po’ moderno.Immag0272

Congetture: vuoi vedere che Torino rivoluziona la mobilità? Un mezzo agile, economico, a impatto zero. E guidato da autisti con polpacci tonici. Cosa desiderare di più?

Ma in inverno come faranno? E i tassisti come la prenderanno? Ci vuole una licenza? Magari mi ci butto anch’io.

Allora fermo un autista: un ragazzo di 22 anni, disinvolto anche se un po’ affaticato, come i colleghi e le colleghe che lo circondano.

Mi controllo le tasche, non ho spiccioli, sarei anche salito. Ma non ce n’è bisogno. “Il giro per il centro è gratuito…”. Fantastico, una vera pacchia. Già. Lo faccio finire “…è gratuito per oggi: offre lo sponsor. Devi sapere che noi promuoviamo il prodotto bla bla bla, che puoi trovare qui e là. E fino alle 19 pedaliamo. Come in Cina, anche se io mi sono allenato quest’estate, in Liguria, sul lungomare”. E domani? Domani basta, i risciò migreranno. Del resto, la stagione è quella giusta.Immag0274

Tags:

One Response to “Risciò o pedalò: Torino tra Alassio e Pechino.”

  1. emma says:

    che fico!
    ma alla fine, il giro, l’hai fatto?

Leave a Reply